Candelabri ebrei: cosa sono, come si usano, storia e tradizione

Il candelabro ebraico, ovvero la Menorah, sono delle lampade ad olio a sette braccia, che in origine venivano accesi nel Tempio di Gerusalemme, e che oggi si possono trovare in varie dimensioni e materiali, specialmente nelle sinagoghe.

La loro origini ed il suo significato

Menorah in lingua ebraica significa proprio candelabro, ed è uno dei simboli più importanti dell’Ebraismo. In base ad alcune tradizioni, questo candelabro dovrebbe simboleggiare il rovo ardente che Mosè vide ed ascoltò sul monte Horeb, mentre per altri rappresenta i sei giorni in cui Dio creò il Mondo, ed il sabato al centro.

Nel libro dell’Esodo (25, 31-33, 37-40) è Dio, ad ordinare a Mosè di realizzarlo, nell’episodio del roveto ardente, con queste parole: “Farai anche un candelabro d’oro puro. Il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo. Sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro lato”. Questo oggetto, in pratica, dovrebbe, rappresentare il patto tra Dio ed il popolo d’Israele.

I ventidue ingrossamenti della Menorah, ovvero i calici, i bulbi e le corolle, dovrebbero rappresentare le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, che secondo la Qabalah sono preesistenti nella creazione del Mondo.

Giuseppe Flavio sosteneva che i sette bracci, in realtà, rappresentino i pianeti, mentre il candelabro è l’emblema del potere del Creatore.

Tuttavia, la sua origine è di tradizione indoeuropea, forse mesopotamica, se non addirittura vedica, in quanto può rappresentare Agni, il dio del fuoco.

Originariamente, quello del Tempio di Gerusalemme era realizzato in oro, che si accendeva con dell’olio puro. Non si sa che fine abbia fatto dopo la caduta d’Israele, ma alcuni ipotizzano che fu portata a Roma, e scomparsa dopo il sacco di Roma del 455.

La Menorah oggi

Oltre ad essere usato ancora oggi durante le cerimonie, nel mondo semita la Menorah viene anche portata al collo come un amuleto, realizzato in oro o argento, proprio come i cristiani fanno con la croce.

Non solo è possibile intravederla in alcuni film, ma è un oggetto presente anche libri. Lo scrittore Stefan Zweig, ad esempio, vi ha scritto una novella, Il candelabro, in cui si narrano le vicende della Menorah del Tempio di Gerusalemme, forgiata da Mosé, dalla sua trafugazione ad opera dell’imperatore Tito, e che dopo varie vicissitudini sarebbe ritornata in possesso del popolo ebraico.

Anche lo scrittore Mario Buticchi vi ha dedicato un romanzo, intitolato proprio Menorah, pubblicato nel 1998, ambientato durante la Prima Guerra del Golfo, in cui un agente del Mossad, Oswald Breil, ed un’assistente archeologa Sara Terracini, vengono inviati a recuperare la Menorah del Tempio di Gerusalemme.

Marco Autore

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