Come nasce la fotografia: dallo stenopeico al digitale

La fotografia è uno strumento essenziale per ricordare i momenti più belli della vostra vita, ma anche quella della storia di varie epoche. Conoscere com’è nato questo oggetto sempre più usato al giorno d’oggi ci aiuterà a capire quanta strada abbia fatto nel tempo.

Come è nata la fotografia

Il principio su cui si basa la proiezione di un’immagine “nitida”realizzata senza l’ausilio di lenti, fu il punto di partenza di quello che oggi chiamiamo fotografia. Il foro stenopeico , metodo noto fin dal secolo XI, proiettava un’immagine ribaltata sulla parete di una stanza buia denominata camera obscura. Il primo a descriverla fu Leonardo da Vinci nel XV secolo. Gian Battista della Porta fu il primo ad utilizzare una lente in abbinamento alla camera obscura. Nel suo libro Magia Naturalis del 1958 suggerì l’uso della camera obscura come sostegno al disegno, tecnica presa in dotazione da molti pittori nel secolo XVII.

I passi più importanti dalla nascita ad oggi della fotografia

Della fotografia legata ai processi chimici se ne parla già alla fine del medioevo. In quel periodo diversi alchimisti, ebbero reazioni chimiche legate all’esposizione alla luce, nel tempo, ottenute dall’argento e dallo ioduro d’argento, il bromuro d’argento e il bitume di giudea, un particolare catrame in grado di solidificarsi se esposto alla luce. Nel 1826 il francese Niepce espose una lastra di bitume di giudea in una camera obscura, per poi rimuoverla con l’aiuto di un solvente nelle aree non colpite dalla luce. Nel 1839 Daguerre era in grado di realizzare immagini nitide di paesaggi dopo una posa di circa mezz’ora.

L’ottico Voigtlaender nel 1841 insieme al matematico P etzval realizzò un obiettivo luminoso così da ridurre i tempi di posa. Verso il 1880 venne introdotto l’otturatore meccanico come elemento per la determinazione per l’esposizione dei tempi di posa. Le macchine fotografiche dell’epoca erano pesanti e poco maneggevoli. Nel 1888 il fondatore della Eastman Kodak realizzò un’apparecchio portatile basato su pellicolo di rullo. A causa delle dimensioni ridotte del negativo, le foto erano di qualità inferiore. Lastre di vetro furono utilizzate fino al 1940 circa, finchè non trovarono un concorrente nella macchina della Kodak. Nel 1925 fu presentata al pubblico la “leitz camera” dorata da un sistema meccanico per l’avanzamento della pellicola e il contemporaneo armamento dell’otturatore.

Nel 1937 nasceva la Rolleyflex dorata di due ottiche 6×6 cm, una per la ripresa della fotografia l’altra per la messa a fuoco. Nel 1976 l’ingegnere Steven Sasson sviluppò la prima macchina fotografica digitale con un sensore che permetteva di ritrarre le immagini in bianco e nero con una risoluzione di 100.000 pixel circa. Negli anni ’80 nacquero gli obiettivi autofocus che rilevavano la distanza tra la macchina fotografica e il soggetto. Negli anni ’90 vennero introdotte tutte le funzioni elettroniche e ottiche che oggi si uniscono al digitale.

Il passaggio dal chimico al digitale, non è altro che un’evoluzione della fotografia, perchè se si mette a confronto una macchina fotografica a pellicola con una digitale, si può notare che il cambiamento è nel metodo di fissare le immagini: procedimento chimico per il sistema tradizionale e un sistema elettronico del rilevamento della luce nelle digitali.

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