Conciliazione giudiziale: cos’è e quando si applica

Che il mondo giuridico sia un settore complicato è un’affermazione su cui concorda la maggior parte della popolazione: il settore del diritto, infatti, risulta essere un ambito ostico per chi non ne pratico, con linguaggi molto specifici e un’infinità di tecnicismi. Certo non aiuta il fatto che solitamente, quando ci si rivolge a un avvocato, sia per difendersi o per far valere i proprio diritti, tutte attività che sottintendono un conflitto, in alcuni casi anche grave.

Proprio a causa della materia piuttosto difficile, sono nati degli istituti appositamente creati dal nostro sistema per conciliare questo tipo di controversie giudiziarie fra le parti, promuovendo il dialogo e il raggiungimento di una soluzione condivisa con meno contenziosi possibile. Andiamo a capire, nello specifico, cosa intende il nostro sistema per conciliazione e cosa è precisamente la conciliazione giudiziale.

Che cos’è la conciliazione giudiziaria e quando si applica

Per conciliazione – ma lo stesso concetto si può applicare al concetto di mediazione – s’intende una funzione specifica, chiamata in linguaggio tecnico “deflattiva del contenzioso”: dal punto di vista pratico, è un modo di trovare un punto d’incontro tra le parti coinvolte, così che si possa evitare di ricorrere a una stressante procedura giudiziale.

L’obiettivo principale della conciliazione, quindi, è la riduzione (la deflazione, appunto) del contenzioso e la volontà di intermediare un conflitto fra più parti per risolverlo in breve tempo e con misure alternative. Il nostro sistema prevede diversi tipi di conciliazione, regolato e previsto in diverse disposizioni: la conciliazione giudiziaria è una di queste, e prevede che la conciliazione avvenga davanti a un giudice nel corso di una causa.

In questo caso il tentativo di conciliazione può essere effettuato direttamente dal giudice di pace alla prima udienza, oppure può essere effettuato dal presidente del tribunale (per esempio in un’udienza di comparizione dei coniugi per la separazione), mentre nel caso di un processo ordinario la conciliazione avviene solo se sono le stesse parti a richiederla congiuntamente, o se il giudice stesso lo ritiene opportuno.

Differenze tra conciliazioni e mediazione

Chiarito cosa s’intende per conciliazione, si capisce subito la sua somiglianza all’istituto della mediazione, che nel nostro ordinamento è regolato da una disciplina propria e specifica. I due concetti, così come i due termini, sono molto vicini, in quanto fanno riferimento entrambe ad un tentativo di avvicinare in modo pacifico due situazioni opposte e spesso in conflitto fra loro.

Mediare e conciliare, in lingua italiana, sono entrambi termini usati per indicare la ricerca di una soluzione che permetta ai soggetti coinvolti di trovare un accordo (o una serie di compromessi) soddisfacenti per tutti i coinvolti.

Nonostante spesso vengano utilizzati come sinonimi, dal punto di vista legale in realtà presentano delle differenze: il termine mediazione indica l’intero processo di mediazione, e quindi la procedura di mediazione tra le parti e la presenza di un mediatore abilitato esterno che coordini le operazione, mentre per conciliazione si intende l’accordo definitivo raggiunto dalle persone in litigio, e quindi si può identificare con il risultato stesso del processo.

Danila Autore

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