Le statue a sostegno di architrave: ecco cosa sono i cariatidi

La cariatide, denominate anche canèfora, consistono in sculture che vengono utilizzate a colonna per la rappresentazione della figura femminile. Le sculture a colonna maschili assumono invece la denominazione di telamone o atlante.

Storia delle cariatidi

Le cariatidi furono inizialmente studiate dall’architetto romano Vitruvio, prendendo ad esempio le raffigurazioni femminili nella città del Peloponneso, rese schiave dopo la sconfitta della propria patria al fine di poter mantenere le proprie abitudini e vesti matronali. Gli architetti e gli scultori dell’epoca avrebbero raffigurato le cariatidi nel portichetto delle cariatidi nell’Eretteo sull’acropoli di Atene, per descrivere la punizione ricevuta per aver offerto aiuto alle popolazioni persiane.

Le sculture femminili furono difatti realizzate a sostegno dell’edificio, reggendo la struttura con la testa, a ricordo della punizione subita. Tuttavia, le testimonianze dell’architettura greca, avevano già ripreso le cariatidi in raffigurazioni precedenti allo scoppio degli scontri tra la popolazione greca e persiana. Un’altra ipotesi sulle cariatidi nell’Eretteo sull’acropoli di Atene, simboleggia invece la rappresentazione delle korai, giovani donne nel periodo della loro fanciullezza.

Utilizzo delle cariatidi

La raffigurazione delle cariatidi venne ripresa in seguito anche per la realizzazione dell’attico dei portici del Foro di Augusto, ubicato a Roma, riprese come rilievi a decorazione del foro provinciale spagnolo di Mérida. Diverse fonti riportano la presenza delle cariatidi anche nella realizzazione del primo Pantheon augusteo.

L’arte romana riprende la realizzazione delle cariatidi a sostegno di diverse opere, riprese anche durante l’epoca rinascimentale. La funziona delle cariatidi si dimostra piuttosto attiva a scopo portante e non decorativo, andando a sostituire la presenza delle colonne o delle parastre. Diverse sculture presentano anche la variante di un braccio, o di una mano, a sostegno della struttura oltre il solo capo.

In ogni realizzazione le cariatidi mantengono uno stato sereno e disteso, comparendo anche all’interno dell’architettura egiziana, in veste di appoggio ai pilastri e non a sostegno come appurato in precedenza. La serenità delle loro raffigurazioni non denota mai lo sforzo fisico, ma la maestosità della calma trasmessa.

Le cariatidi sono particolarmente diffuse anche all’interno della tradizione architettonica orientale, addossate ai pilastri e incurvate per sorreggere le dimensioni della struttura. Nell’arte etrusca le stesse rappresentazioni erano realizzate in materiali quali bronzo e terracotta. Il più grande esempio di cariatidi rimane l’Eretteo, il tempio situato sull’Acropoli di Atene, costruito su più quote in modo non simmetrico.

In generale le cariatidi rappresentano l’immagine femminile robusta, ricoperte da abiti in stile drappeggio, in un’altezza complessiva pari a circa 2-3 metri, con una gamba in posizione di riposo e un capitello ionico privo di volute.

Serena B. Autore

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