Problemi alla prostata: tutto quello che devi sapere

La prostata è una ghiandola maschile che viene considerata parte dell’apparato genitourinario. Attraversata dall’uretra, questa ghiandola svolge diverse funzioni necessarie per il corretto funzionamento del nostro organismo, il che può spiegare come mai i problemi alla prostata debbano essere conosciuti e trattati in maniera corretta.

Quali sono le funzioni della prostata?

Sono tre le principali funzioni svolte da questa ghiandola. In primo luogo si ricorda che si tratta di una ghiandola sessuale, infatti ha una funzione eiaculatoria: la ghiandola è attraversata dai dotti eiaculatori – all’interno dei quali fluisce lo sperma, che deve giungere al canale uretrale – e quando si contrae comprime questi dotti, facilitando l’eiaculazione.

La ghiandola svolge anche una funzione secretoria, infatti la maggior parte del fluido spermatico viene prodotto proprio da essa. Produrre fluido spermatico nella giusta quantità e con la corretta composizione è essenziale per la fertilità, dal momento che è proprio all’interno di questo fluido che vengono trasportati e possono sopravvivere gli spermatozoi.

Non va dimenticata infine la funzione urinaria: basta ricordare che la prostata è attraversata dall’uretra per capire come i problemi alla prostata possano influire sul corretto funzionamento dell’uretra e dunque alterare la funzione urinaria. Con l’età la ghiandola tende ad andare incontro alla cosiddetta ipertrofia prostatica, una condizione che non per forza deve causare dei problemi, ma che può anche manifestarsi con dei disturbi urinari.

Quali sono i principali problemi alla prostata?

Tra le principali patologie che possono colpire questa ghiandola bisogna innanzitutto citare la prostatite. Con questo termine si intende l’infiammazione della ghiandola prostatica e si tratta di una condizione che può essere determinata da cause diverse. Solitamente, come si può apprendere su siti di approfondimento come prostatite.org, sono le infezioni batteriche a causare la flogosi della ghiandola, ma anche traumi, farmaci ed altri motivi possono essere responsabili.

Un’altra condizione patologica molto diffusa, in particolare tra gli uomini adulti e anziani, è l’ipertrofia prostatica benigna. Come si intuisce dal nome, si tratta di una condizione benigna, determinata da un’ipertrofia ghiandolare che porta ad un aumento delle dimensioni della ghiandola. Spesso questa condizione entra in diagnosi differenziale con il tumore prostatico, in particolare perché entrambe le patologie determinano un aumento dei livelli di PSA, ovvero di antigene prostatico specifico.

Nel caso dell’ipertrofia prostatica benigna l’aumento del PSA è dovuto ad un incremento del numero di cellule ghiandolari che producono questo antigene, mentre nei pazienti con il tumore prostatico l’aumentata produzione è causata da una risposta abnorme allo stimolo ormonale, che fisiologicamente controlla la produzione dello stesso PSA.

Il dosaggio di questa sostanza viene ancora utilizzato quale metodo di screening per il tumore prostatico. Va detto però che livelli aumentati non sono per forza correlati alla presenza di una neoplasia e che il dosaggio – che sicuramente ha consentito di salvare la vita a molti uomini – è associato ad una sovradiagnosi, perché molti pazienti con PSA aumentato hanno semplicemente l’ipertrofia.

Il problema della sovradiagnosi non è la diagnosi in sé, ma il fatto che ad essa potrebbe conseguire il sovratrattamento. Ciò spiega come mai oggi non ci si basi solo sul PSA per fare diagnosi di tumore prostatico, ma si utilizzi questo biomarcatore come metodo per selezionare i pazienti che necessitano di ulteriori accertamenti.

Per quanto riguarda il tumore prostatico, la patologia decorre in maniera asintomatica nella prima fase di sviluppo della neoplasia. Si ha poi la comparsa di un quadro sintomatologico perfettamente sovrapponibile a quello dei pazienti con ipertrofia – disturbi urinari in primis, tra cui nicturia, dolore alla minzione, sensazione di mancato svuotamento completo, pollachiuria – al quale si aggiunge però il dolore perineale, mai presente in caso di ipertrofia e dovuto ad un’infiltrazione della neoplasia con coinvolgimento delle terminazioni nervose.

Marco Autore

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