Tre pittrici che hanno lasciato il segno: Gentileschi, Kahlo e Keane

Nel corso della storia ci sono state diverse artiste, le cui opere hanno lasciato il segno, e in questo articolo ne vengono nominate tre: Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo e Margaret Keane.

Artemisia Gentileschi, la prima a praticare l’arterapia?

Figlia primogenita di Orazio Gentileschi, Artemisia (1593-1653), dimostra un gran talento per la pittura fin da ragazza, superiore a quella del padre. Orfana di madre a dodici anni, ed unica femmina di sei fratelli, Artemisia passa il suo tempo nella bottega paterna, ed è lì che conosce un uomo che la trascinerà in una spirale di violenza, che la giovane metterà nelle sue opere: Agostino Tassi, amico del padre, che abusa di lei a quindici anni.

Artemisia, tuttavia, non lascia passare questo fatto come la maggior parte delle donne dell’epoca, e denuncia la violenza subita. Il processo dura un anno, ma alla fine è la giovane a vincerlo: è il primo verdetto di colpevolezza per violenza carnale, ma è una magra consolazione visto che il Tassi che passa in prigione solo otto mesi.

Allora Artemisia, invece di lasciarsi andare, continua a dipingere e forse mette in atto quella che è una forma personale di art-therapy. In quello che è forse il suo quadro più famoso, Giuditta che decapita Oloferne, e dalle espressioni della donna e del generale assiro, la pittrice sembra voler lasciare un chiaro messaggio ai posteri, vista anche la vicinanza con il fatto di violenza che l’ha colpita: che è questo quelle che le donne abusate vogliono per i loro aguzzini.

Frida Kahlo, un’artista che non si è arresa di fronte alla sua disabilità

Autrice di centinai di dipinti, Frida Kahlo (1907-1954) si ammalò a sei anni di poliomielite. Sopravvisse, ma la malattia la rese claudicante, e per questo non poté giocare con i suoi coetanei. A diciotto anni, la sua situazione peggiorò perché fu coinvolta in un’incidente d’autobus, che la costrinse a letto per mesi.

Tuttavia, Frida non si fece demoralizzare e, quando fu costretto a letto, sua madre l’aiutò a dipingere fornendole un cavalletto che le permise di esercitare la sua arte stando sdraiata. Quando fu in grado di camminare di nuovo, mostrò i suoi dipinto a Diego Rivera, che allora era l’artista messicano più famoso, e lui s’innamorò sia di lei che dei suoi dipinti.

Anche Frida, come Artemisia, esercitò l’arte che amava, nonostante le difficoltà. Lei stessa diceva “piedi, a cosa mi servite, se ho le ali per volare?”

Margaret Keane, l’autrice dei grandi occhi

Se Artemisia e Frida erano due donne coraggiose, in grado di affrontare i loro problemi aiutate anche dalla loro arte, Margaret Keane (1927), non fu certo da meno. Con i suoi personaggi dai grandi occhi espressivi, la Keane diede vita ad un nuovo stile, ma fu costretta a firmarsi con il nome del marito, Walter.

Questa situazione durò fino al 1964, fino a che la donna non si separò dal marito e, nel 1970, dopo essersi convertita al culto dei Testimoni di Geova, decise di dichiarare al mondo intero la verità: che era lei l’autrice dei quadri con soggetti dagli occhi di cerbiatto. Ne seguì un processo, che alla fine la donna vinse ed ottenne i riconoscimenti e il denaro che l’ex marito le doveva.

Marco Autore

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