Fiume africano bifronte: in quale paese si trova l’Omo? Quanto è lungo? Dove sfocia?

L’Africa è tra i continenti più grandi al mondo con i suoi 54 stati ed una popolazione che supera di gran lunga il miliardo di abitanti. Uno degli stati africani che da sempre ha affascinato il mondo intero è l’Etiopia o, meglio, la Repubblica Federale Democratica d’Etiopia. Questo Paese, con capitale Addis Abeba, è quello in cui si trova uno dei fiumi più conosciuti dell’Africa orientale, il fiume africano bifronte Omo. Scopriamolo un po’ più da vicino.

Fiume africano bifronte, tutto sull’Omo Bottego

Il fiume africano bifronte è l’Omo che solca l’altopiano meridionale di Etiopia. La denominazione intera del fiume sarebbe, per correttezza, Omo Bottego dal nome dell’esploratore italiano che per primo fece luce sulle sue sorgenti e sulla sua foce, oltre che sull’intero suo corso. Il fiume nasce da una sorgente che si trova a ben 2.500 metri sul livello del mare andando a sfociare, dopo ben 760 chilometri, all’interno del lago Turkana. Questo si trova ad un’altitudine di circa 360 metri sul livello del mare. Si tratta di un lago importante per l’Africa dal momento che detiene il record di essere il più grande lago alcalino ancora esistente sulla faccia della terra (è, infatti, lungo 290 Km e largo 32).

Detto questo, appare chiarissimo, quindi, che il dislivello del fiume Omo lungo tutto il suo corso è davvero molto evidente (essendo pari a circa 2000 metri). Ciò spiega il fatto che l’Omo, come diversi altri fiumi africani, non sia navigabile lungo tutto il suo corso che risulta, molto spesso, troppo impetuoso. Per questo le imbarcazioni possono solcare le sue acque soltanto nelle sezioni che più si avvicinano alla foce, il già citato lago Turkana.

L’Omo Bottego prende nome da un esploratore ed ufficiale italiano, Vittorio Bottego, che per primo, alla fine del diciannovesimo secolo, riuscì a fornire qualche risposta in più su quello che era il corso del fiume, sulla sue foce e sulle sue sorgenti perdendo, tra l’altro, la vita in una di queste sue “missioni”.

Bassa valle dell’Omo, Patrimonio dell’Umanità

La valle dell’Omo ha un’incredibile valenza sia sul piano archeologico che su quello geologico. Nei suoi territori, infatti, sono stati rinvenuti numerosi fossili la cui datazione arriva addirittura a 5 milioni di anni fa. Data l’importanza dei ritrovamenti, l’UNESCO ha pensato bene, nel 1980, di dichiarare l’intera valle (in particolare la parte “bassa”) Patrimonio dell’Umanità.

Attualmente lungo il corso del fiume Omo vivono diverse tribù indigene che si concentrano, per lo più, laddove sfocia il corso d’acqua. Per il resto, l’intera area viene sottoposta, da diversi anni ormai, ad incredibili sfruttamenti sul piano idroelettrico. Sono tre le dighe che sono state costruite in brevissimo tempo al fine di sfruttare l’impetuosità del fiume per la produzione di energia elettrica. Pare, tra l’altro, che siano in arrivo altre due dighe che consentirebbero di aumentare (non di poco) le produzioni.

Questo, però, crea notevoli preoccupazioni ai più attenti al fronte ambientale del luogo che viene visto sempre più in pericolo. Alcuni esperti, infatti, hanno espresso le loro preoccupazioni in merito a palesati danni ambientali provocati  alla foce da questo sfruttamento quasi indiscriminato. La portata del lago Turkana, infatti, potrebbe ridursi notevolmente portando problemi non indifferenti di carenze idriche.

 

Danila Autore

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