John Galliano: ascesa, caduta e redenzione dell’enfant terrible della moda
C’è un nome che nella storia della moda contemporanea evoca insieme genio creativo, eccessi, cadute rovinose e redenzioni. Quel nome è John Galliano. Per quasi quindici anni, Galliano ha dominato le passerelle parigine come direttore creativo di Christian Dior, trasformando l’haute couture in spettacoli teatrali di una magnificenza senza precedenti. Le sue sfilate non erano semplici presentazioni di abiti: erano narrazioni epiche, viaggi nel tempo e nello spazio, messe in scena che mescolavano storia, arte e fantasia.
Poi, nel 2011, il crollo. Un video diventato virale lo mostrava mentre, in un bar di Parigi, pronunciava frasi antisemite e inneggiava a Hitler. Quel filmato di pochi secondi fece crollare un impero. Galliano fu licenziato da Dior, condannato da un tribunale francese e bandito dal mondo della moda per anni.
Eppure, la sua storia non finisce qui. Dopo anni di esilio, Galliano è tornato, prima alla guida di Maison Margiela, dove ha firmato una delle sfilate più acclamate del decennio, e ora con una collaborazione inaspettata con Zara. E a coronamento di questo percorso, il Metropolitan Museum of Art di New York gli dedicherà una mostra e un Met Gala nel 2027, facendolo entrare nel ristretto club degli stilisti viventi celebrati dal Costume Institute.
Questa è la storia di John Galliano: un racconto di talento sconfinato, autodistruzione e la difficile, controversa possibilità del perdono.
Le origini e la formazione di un genio
John Galliano nasce Juan Carlos Antonio Galliano-Guillén il 28 novembre 1960 a Gibilterra. Figlio di padre gibilterrese e madre spagnola, cresce in un ambiente multiculturale che influenzerà profondamente la sua estetica. La famiglia si trasferisce presto a Londra, dove Galliano frequenta la Wilson’s School e, in seguito, il prestigioso Central Saint Martins College of Art and Design.
È proprio al Central Saint Martins che Galliano compie il suo primo atto di genio. Nel 1984, per la sua collezione di laurea, presenta “Les Incroyables”, una serie di abiti ispirati alla Rivoluzione Francese. La collezione è un trionfo: teatrale, decostruita, rivoluzionaria. Viene acquistata interamente dalla boutique Browns di Londra, segnando l’inizio della sua carriera.
In quegli anni, Galliano si guadagna il soprannome di “enfant terrible”. Le sue collezioni sono caratterizzate da eccentricità, sofisticata ricerca del taglio e riferimenti alle mode del passato. Tuttavia, nonostante il plauso della critica, il suo marchio fatica finanziariamente: i suoi design, pur innovativi, non sono adatti all’uso quotidiano.
La svolta arriva grazie all’intervento di due figure chiave: Anna Wintour e André Leon Talley. Grandi ammiratrici del suo talento, negoziano il finanziamento che permette a Galliano di trasferirsi a Parigi. È l’inizio della sua ascesa verso le vette della moda mondiale.
Il trionfo parigino: Givenchy e l’era d’oro di Dior
A Parigi, Galliano non passa inosservato. Nel 1995, Bernard Arnault, CEO di LVMH, lo sceglie come direttore creativo di Givenchy, rendendolo il primo stilista britannico a guidare una maison di alta moda francese. Il suo passaggio a Givenchy è breve ma folgorante: la collezione Couture del 1996, presentata allo Stade de France, è uno spettacolo che mescola le cortigiane del Settecento con le cantanti di cabaret degli anni Venti.
Ma è nel 1996 che Galliano raggiunge l’apice. LVMH lo nomina direttore creativo di Christian Dior, succedendo a Gianfranco Ferré. I veterani dell’industria francese guardano con scetticismo all’arrivo di un giovane designer britannico alla guida della maison più prestigiosa del mondo. Galliano risponde con la sua prima sfilata per Dior, il 20 gennaio 1997, in coincidenza con i 50 anni della maison. È un debutto che rimarrà nella storia della moda.
Per quasi quindici anni, Galliano trasforma Dior in un teatro della moda. Le sue sfilate sono eventi epocali: passerelle che diventano set cinematografici, modelli che diventano attori, abiti che diventano opere d’arte. Galliano rivoluziona il taglio in sbieco, esplora temi storici ed etnici, e crea abiti indimenticabili per star come Charlize Theron, Kate Moss, Céline Dion, Cate Blanchett e Nicole Kidman. Sotto la sua guida, Dior conosce un rilancio straordinario: nel 2006, LVMH registra un aumento del fatturato di 3,5 miliardi di euro, pari al 15% in più rispetto al 2004.
Eppure, il prezzo del successo è altissimo. Galliano deve produrre sei collezioni all’anno, conciliando la direzione del proprio marchio con quella di Dior. La pressione è opprimente. Per lenire l’ansia, si rifugia nell’alcol e nella droga, con conseguenze disastrose per la sua salute e la sua lucidità.
La caduta: lo scandalo del 2011 e l’esilio
Il 25 febbraio 2011, la carriera di John Galliano crolla in poche ore. Un video diffuso dal giornale britannico The Sun lo mostra mentre, in un bar di Parigi, pronuncia frasi di un antisemitismo così violento da lasciare senza parole: “Io amo Hitler”, dice, e a un gruppo di donne: “Persone come voi sarebbero morte. Le vostre madri, i vostri avi sarebbero stati gasati”.
Le reazioni sono immediate e feroci. Dior sospende e poi licenzia Galliano, definendo i suoi commenti “particolarmente odiosi”. Natalie Portman, attrice israelo-americana e ambasciatrice di Dior all’epoca, dichiara di essere “profondamente scioccata” e di non voler essere associata a lui “in alcun modo”. Nel settembre 2011, un tribunale francese lo giudica colpevole di insulti pubblici per motivi di origine, appartenenza religiosa, razza o etnia e lo condanna a una multa di 6.000 euro con sospensione della pena.
Galliano sparisce dalla scena. Per anni, è un uomo solo, in riabilitazione per le sue dipendenze, consapevole di aver distrutto tutto. Il mondo della moda, che lo aveva osannato, lo rinnega. La sua “caduta” diventa oggetto di un documentario, “High & Low: John Galliano”, diretto dal premio Oscar Kevin Macdonald e uscito nel 2024, che ripercorre la sua ascesa e la sua discesa con interviste a Anna Wintour, Naomi Campbell, Penélope Cruz e Kate Moss.
Ma c’è anche chi sostiene che l’uomo non sia il suo peggior momento. L’attrice francese di origine ebraica Eva Green afferma: “A volte si possono fare errori. Non credo sia antisemita. Penso che fosse probabilmente un po’ ubriaco”. E Galliano, dal canto suo, inizia un lungo percorso di scuse pubbliche, di terapia e di riabilitazione.
La rinascita: Maison Margiela, Zara e il Met Gala
Nel 2014, dopo anni di silenzio, Galliano riceve una seconda possibilità. Maison Margiela lo assume come direttore creativo. In un mondo della moda che tende a non perdonare, è un segnale potente. Galliano risponde con collezioni che riconquistano la critica e il pubblico, culminando nella sfilata Artisanal del gennaio 2024, acclamata come una delle più belle del decennio.
Nel 2024, Galliano lascia Maison Margiela dopo dieci anni di collaborazione. Ma non si ferma. Nel 2026, stupisce tutti con una collaborazione inaspettata con Zara, un colosso del fast fashion. La prima collezione arriva nei negozi a settembre 2026, e al Met Gala di quell’anno Stevie Nicks sfoggia un abito customizzato da Galliano per Zara.
E poi c’è l’apice della rinascita. Il Metropolitan Museum of Art annuncia che la grande mostra primaverile del 2027 del Costume Institute e il relativo Met Gala saranno dedicati a John Galliano. La mostra, intitolata “John Galliano: Horizons”, sarà la prima grande esposizione museale dedicata all’intero percorso creativo dello stilista. Galliano entrerà così nel ristretto club dei soli tre stilisti viventi ad aver ricevuto una monografia al Met, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo nel 2017.
Ma la scelta è controversa. L’ombra dello scandalo del 2011 è ancora lunga. Il museo, però, ha scelto di non nascondere il passato. La mostra sarà divisa in tre sezioni. La prima, “Bearings”, affronterà direttamente “la rottura causata dalla sua condotta antisemita, razzista e anti-asiatica nel 2010 e 2011, che portò al suo licenziamento da Christian Dior e alla sua condanna da parte di un tribunale di Parigi”. Come ha dichiarato il curatore Andrew Bolton, la mostra “considera sia come Galliano ha ridisegnato il mondo attraverso la moda, sia come il suo comportamento, le sue conseguenze e il mutare dei valori culturali abbiano modificato la nostra interpretazione del suo lavoro”.
La decisione del Met ha ricevuto anche il sostegno di figure di spicco dell’ebraismo americano. Jonathan Greenblatt, direttore dell’Anti-Defamation League, ha dichiarato: “Crediamo che John Galliano abbia genuinamente lavorato attraverso le questioni che hanno portato al suo sfogo antisemita anni fa a Parigi, e abbiamo da tempo accettato le sue scuse. I suoi sforzi per riparare il danno causato dalle sue parole e per imparare da quell’incidente dovrebbero essere applauditi”.
FAQ su John Galliano
Chi è John Galliano?
John Galliano (nome completo Juan Carlos Antonio Galliano-Guillén) è uno stilista britannico nato a Gibilterra nel 1960. È stato direttore creativo di Givenchy e, per quasi quindici anni, di Christian Dior, rivoluzionando l’haute couture con sfilate teatrali e innovative.
Perché John Galliano è stato licenziato da Dior?
Nel 2011, è emerso un video in cui Galliano, in un bar di Parigi, pronunciava frasi antisemite e inneggiava a Hitler. È stato immediatamente sospeso e poi licenziato da Dior. Successivamente è stato condannato da un tribunale francese per insulti pubblici e multato con 6.000 euro.
John Galliano è tornato a lavorare nella moda?
Sì. Dopo anni di esilio, nel 2014 è diventato direttore creativo di Maison Margiela, dove è rimasto per dieci anni. Nel 2024 ha lasciato Margiela e nel 2026 ha firmato una collaborazione con Zara. Il suo ritorno è stato accolto con grande interesse dalla critica.
Cos’è il documentario su John Galliano?
“High & Low: John Galliano” è un documentario del 2024 diretto da Kevin Macdonald. Ripercorre l’ascesa, la caduta e la riabilitazione dello stilista, con interviste a Galliano stesso e a figure come Anna Wintour, Naomi Campbell, Penélope Cruz e Kate Moss.
Quando sarà il Met Gala dedicato a John Galliano?
Il Met Gala e la mostra “John Galliano: Horizons” si terranno nella primavera del 2027. La mostra, curata da Andrew Bolton, sarà la prima grande esposizione museale dedicata a Galliano e affronterà sia il suo genio creativo che le controversie del suo passato.
Perché il Met Gala dedicato a Galliano è controverso?
La scelta di onorare Galliano ha riaperto il dibattito sul perdono e sulla separazione tra l’artista e l’uomo. Il museo ha dichiarato che la mostra non nasconderà gli eventi del 2011, ma li affronterà direttamente, invitando a riflettere sul rapporto tra talento creativo e responsabilità etica.
Conclusione
La storia di John Galliano è una delle più affascinanti e complesse del nostro tempo. È la storia di un ragazzo di Gibilterra che ha conquistato Parigi, di un genio che ha riscritto le regole della moda e di un uomo che ha toccato il fondo e ha avuto il coraggio di rialzarsi.
Il Met Gala del 2027 non sarà solo un tributo a uno stilista, ma un banco di prova per la nostra capacità di perdonare. La mostra “John Galliano: Horizons” si propone di esplorare le contraddizioni di un uomo che è stato capace di creare bellezza e di pronunciare parole di odio. Come ha dichiarato il curatore Andrew Bolton, l’obiettivo è “considerare come la realizzazione artistica debba essere compresa insieme alla responsabilità etica”.
In un’epoca in cui il dibattito sulla cancel culture è più vivo che mai, la scelta del Met di dedicare una mostra a Galliano, affrontando senza censure il suo passato, è un gesto di grande coraggio. Non è un’assoluzione, ma un invito a riflettere sulla complessità dell’essere umano. Galliano, dopo anni di silenzio e di lavoro su se stesso, ha saputo riconquistare un posto nel mondo che aveva contribuito a costruire e a distruggere. La sua storia ci ricorda che il talento non cancella gli errori, ma che il percorso di redenzione, quando è sincero, merita di essere raccontato.
