Antonino Caponnetto: che ruolo ha avuto nella lotta contro la mafia? Quando è morto?

Antonino Caponnetto è stato uno dei magistrati siciliani più attivi nella lotta contro la mafia. Proprio a lui, difatti, sono state concesse molte onoreficenze per l’impegno nella lotta a questa piaga in quelli che erano gli anni più intensi nella lotta alla mafia (tra il 1984 e il 1990). Qual è stato, in particolare, il suo ruolo? Fino a quando è durata la sua attività? Quando è morto? Scopriamolo insieme proseguendo nella lettura di questo articolo.

Antonino Caponnetto, la lotta contro la mafia

La passione per la giustizia era insita in Antonino Caponnetto sin dalla sua età più giovane. Nato in Sicilia ma trasferitosi da piccolo in Toscana, proprio qui si laureò in giurisprudenza ed inizio la sua carriera nella magistratura. Nel 1983 venne trasferito in via definitiva nel capoluogo siciliano, a Palermo, dove lui stesso aveva chiesto di potersi recare in pianta stabile. Era il novembre del 1983 quando la mafia assassinava, proprio a Palermo, Rocco Chinnici di cui proprio Antonino Caponnetto prese il posto. In quel momento prese il comando di quello che era un vero e proprio pool antimafia creato da Chinnici e nel quale volle inserire grandi nomi come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Gioacchino Natoli, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.

Il pool ha lavorato in maniera serrata per anni ed anni ottenendo grandissimi risultati in quella che era l’obiettivo principale, la lotta alla mafia. Oltre 400 gli esponenti della criminalità arrestati. Nel periodo in cui Antonino Caponnetto guidava questo pool antimafia venne anche istruito il primo maxiprocesso di Palermo che prese via, lo ricordiamo, nel febbraio del 1986 e vide tra le altre, le importanti dichiarazioni del pentito Buscetta. Nel 1990 Antonino Caponnetto terminò la sua carriera di magistrato senza, però, poter evitare di vedere morire, assassinati dalla mafia, due dei suoi più validi collaboratori: Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino dopo.

Le testimonianze nelle scuole e la morte

Antonino Caponnetto si ritirò dalla carriera di magistrato con un enorme peso sul cuore, quello della morte di Falcone e Borsellino. Proprio in occasione della morte di quest’ultimo, aveva pronunciato una frase che gli era, poi, costata diverse interpretazioni. Subito dopo la morte del collega, infatti, aveva fatto una dichiarazione alle telecamere asserendo “È finito tutto!”. Una frase che aveva fatto intendere come il magistrato, con la morte di Borsellino, avrebbe abbandonato la lotta alla mafia e a Cosa Nostra. Nei mesi successivi, invece, non solo smentì il significato di quelle parole (attribuendole ad un momento di sconforto) ma dimostrò a tutti di essere ancora tenacemente motivato in questa sua battaglia.

Una lotta alla mafia che non veniva più combattuta sul campo in maniera diretta ma che Antonino Caponnetto iniziò, invece, a portare nelle scuole di tutta Italia. L’obiettivo era quello di sensibilizzare i più giovani nei confronti di questa problematica. Grazie ai risultati conseguiti e agli impegni nella lotta a Cosa Nostra, sono molti i comuni siciliani che gli hanno concesso la cittadinanza onoraria. Tra questi spiccano Catania e Palermo. Antonino Caponnetto morì a 82 anni a Firenze, una delle città in cui, nonostante tutto, era stato più attivo. La morte è sopraggiunta al termine di una breve malattia il 6 dicembre 2002.

Danila Autore

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