ETF: cosa sono e le diverse tipologie presenti sul mercato

Attualmente il mercato degli investimenti privati è diventato particolarmente variegato, in particolar modo dopo l’avvento delle criptovalute. Uno dei prodotti di cui si sente maggiormente parlare negli ultimi tempi è rappresentato dagli ETF.

Ma di cosa si tratta? Questi strumenti finanziari sono delle forme di risparmio gestito di tipo passivo che stanno spopolando, perché seguono totalmente l’andamento di un indice, un titolo o una materia prima; aspetti, questi, che risultano particolarmente interessanti agli occhi degli investitori.

ETF: cosa sono?

Come detto, gli ETF sono titoli a gestione passiva, questo vuol dire che riproducono il valore esatto di una materia prima o un titolo, in base a ciò su cui si è scelto di investire, in modo esatto. Questo avviene in modo del tutto automatizzato, quindi non risulta necessario il consulto di un analista, anche se preferibile.

Non serve dunque neanche gestire il patrimonio.

Come detto, questi strumenti possono essere legati a materie prime naturali, come petrolio e idrogeno, meglio approfondito sulla guida dedicata https://blog.moneyfarm.com/it/etf/etf-idrogeno/; ma anche indici e materie prime non energetiche.

Tipologie di ETF

Gli ETF su cui investire non sono tutti uguali: si possono distinguere gli ETF a distribuzione, quelli ad accumulazione e quelli strutturati. Questi ultimi, in particolare, sono organizzati a leva e permettono di avere una moltiplicazione dell’andamento.

Per questo motivo risultano degli investimenti interessanti e altamente redditizi, e in effetti lo sono, ma bisogna tenere presente che anche il rischio è molto elevato, per cui servono conoscenze specifiche dello scenario macroeconomico e di certe variabili finanziarie.

Gli ETF ad accumulazione, invece, prevedono un reinvestimento automatico dei proventi derivanti dai titoli, che non vengono quindi restituiti immediatamente all’investitore ma vanno a costituire un accumulo, appunto.

Quelli a distribuzione, invece, funzionano esattamente al contrario, prevedono la restituzione di dividendi periodici agli investitori che, in questo modo, possono garantirsi una rendita sottoposta comunque a imposte.

ETF e titoli a gestione attiva – le differenze

I fondi a gestione attiva sono degli strumenti finanziari proposti dalle banche e vengono definiti così proprio perché seguono l’obiettivo di battere la riproduzione del valore esatto di mercato, con specifiche operazioni da parte del gestore.

Il gestore ha ruolo attivo e non passivo, come invece avviene per gli ETF. Questo, però, implica degli aspetti a cui prestare attenzione, legati innanzitutto a una liquidità minore, rispetto a questi ultimi. Inoltre, i titoli a gestione attiva non si possono sempre rivendere velocemente e possono essere vincolati, a differenza degli ETF che invece si possono disinvestire rapidamente, potendo contare sempre su una somma di liquidità disponibile.

Anche i costi di gestione sono differenti, risultando più elevati nei titoli a gestione attiva. Questo avviene in quanto è una società di gestione che si occupa di investire i soldi per conto degli investitori e di conseguenza va remunerata. Al contrario degli ETF, in cui queste operazioni avvengono in modo automatizzato.

ETF: gli aspetti a cui prestare attenzione

Questa tipologia di investimenti, indubbiamente, permette di ricevere un rendimento a basso costo, ma allo stesso tempo, bisogna sapere esattamente dove si va ad investire, per cercare di ridurre i rischi e avere un ritorno.

Si tratta di strumenti particolarmente indicati in una strategia di diversificazione degli investimenti, mentre risultano più rischiosi se li si utilizza come uno punto di riferimento per i propri investimenti.

In ogni caso, uno studio comparato tra questi e gli altri strumenti e prodotti finanziari offerti sul mercato degli investimenti privati, aiuta a comprendere meglio come muoversi nel mercato per tutelare e far fruttare i propri risparmi.

Claudio Autore

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